Il piedino del neonato: quando preoccuparsi e perché intervenire subito
Il piede del neonato va osservato fin dai primi giorni. Metatarso addotto, piede valgo o varo e piede torto: come riconoscerli e perché intervenire precocemente.
OSTEOPATIA PEDIATRICA
Giuseppe Polimeni Osteopata D.O.
1/26/2026


Introduzione
«È normale che il piede del mio neonato sia così?» È una delle domande più frequenti che i genitori si pongono nei primi giorni di vita del bambino.
Il piede del neonato rappresenta una delle aree più importanti da osservare già nei primissimi giorni di vita. Alla nascita, infatti, il piedino non è una struttura “in miniatura” dell’adulto, ma un sistema in evoluzione, estremamente plastico e sensibile agli stimoli meccanici, posturali e ambientali.
Molte alterazioni dell’allineamento del piede sono transitorie e legate alla posizione assunta dal feto in utero. Altre, invece, possono rappresentare vere e proprie deformità che, se non riconosciute e inquadrate correttamente, rischiano di persistere nel tempo o di richiedere trattamenti più complessi.
Osservare il piedino del neonato non significa creare allarmismi, ma intercettare precocemente ciò che è fisiologico, ciò che va monitorato e ciò che necessita di un invio tempestivo allo specialista.
Deformità posizionali e deformità strutturate: una distinzione fondamentale
Per rendere questa distinzione più chiara e immediatamente utile nella pratica clinica, è possibile riassumere le principali differenze attraverso uno schema comparativo, che aiuta a orientarsi rapidamente tra ciò che richiede solo osservazione e ciò che necessita di un approfondimento specialistico.
Quando si osserva il piede di un neonato è fondamentale distinguere tra deformità posizionali (funzionali) e deformità strutturate (rigide). Questa distinzione guida la scelta clinica tra semplice osservazione e invio specialistico precoce, evitando sia sottotrattamenti sia inutili medicalizzazioni.
Nei primi mesi di vita il piede è una struttura altamente plastica, ricca di cartilagine e tessuti adattabili. Molte alterazioni visibili alla nascita non sono patologiche, ma rappresentano un adattamento alla posizione intrauterina.
Deformità del piede nel neonato: confronto tra forme posizionali e strutturate
Per una migliore leggibilità su web e una fruizione ottimale su dispositivi mobili, le principali differenze tra deformità posizionali e deformità strutturate possono essere descritte in modo discorsivo e schematico.
Deformità posizionali (funzionali)
Le deformità posizionali del piede nel neonato sono legate prevalentemente a vincoli intrauterini e alla posizione fetale. La struttura ossea è normale e i tessuti molli risultano elastici e adattabili. Il piede è generalmente riducibile passivamente in modo completo o quasi completo, non presenta rigidità articolare e alla palpazione appare morbido.
Nel tempo queste condizioni tendono a migliorare spontaneamente, soprattutto nei primi mesi di vita, grazie alla maturazione dei tessuti. Non richiedono indagini di imaging e il rischio di overtreatment è elevato se medicalizzate inutilmente. In questi casi il ruolo centrale dell’osteopatia è rappresentato dal supporto funzionale, dal monitoraggio clinico e dall’educazione dei genitori.
Deformità strutturate (rigide)
Le deformità strutturate derivano da un’alterazione anatomica primaria che coinvolge ossa, articolazioni, muscoli e legamenti. La struttura ossea risulta alterata, i tessuti molli sono retratti o fibrotici e la riducibilità passiva è assente o incompleta. La rigidità articolare è presente e la deformità non tende a migliorare spontaneamente nel tempo.
Queste condizioni richiedono spesso un approfondimento diagnostico, talvolta anche strumentale, e un trattamento specialistico precoce. Il rischio di undertreatment è elevato se non riconosciute tempestivamente e le red flag cliniche sono frequenti.
Esempi clinici di deformità del piede nel neonato
Tra le deformità posizionali più comuni rientrano il metatarso addotto flessibile, il piede calcaneo-valgo, il piede varo-supinato posizionale e il piede piatto fisiologico del neonato, caratterizzato dall’assenza apparente dell’arco plantare per la presenza di tessuto adiposo.
Tra le deformità strutturate si includono il metatarso addotto rigido, il piede torto congenito, il talus verticale congenito e le deformità associate a condizioni neuromuscolari o sindromiche.
Criterio clinico discriminante (da ricordare)
Riducibilità = deformità posizionale
Rigidità = deformità strutturata
Questo criterio rappresenta il cardine della valutazione clinica ed è condiviso da ortopedia pediatrica, pediatria dello sviluppo e testi di riferimento internazionali.
Nota scientifica importante
Questa distinzione è fortemente consensuale, pur in assenza di studi randomizzati controllati specifici sul neonato per evidenti limiti etici. Le evidenze derivano da studi osservazionali longitudinali, follow-up clinici e consenso esperto consolidato.
Non esistono evidenze che giustifichino trattamenti precoci aggressivi, l’utilizzo sistematico di ortesi o la medicalizzazione delle forme posizionali.
Box informativo – In sintesi per i genitori
In breve, alcuni punti chiave per orientarsi senza allarmismi e comprendere meglio cosa osservare nel piede del neonato:
Un piede che si muove liberamente e si corregge facilmente con la mano è, nella maggior parte dei casi, una variante posizionale e non una patologia strutturata. Queste situazioni sono spesso legate alla posizione intrauterina e tendono a migliorare con la crescita.
Un piede rigido, che non si lascia correggere passivamente o che oppone resistenza alla mobilizzazione, va sempre valutato precocemente da uno specialista per escludere deformità strutturate.
Nei primi mesi di vita molti piedi apparentemente “storti” si raddrizzano spontaneamente grazie alla maturazione dei tessuti: osservare con attenzione non significa trascurare, ma accompagnare lo sviluppo.
Intercettare precocemente una deformità strutturata consente trattamenti più semplici, meno invasivi ed efficaci, sfruttando la grande plasticità dei tessuti neonatali.
In caso di dubbio, una valutazione precoce e qualificata è sempre la scelta più prudente per tutelare lo sviluppo motorio futuro del bambino.
Box informativo – Quando rivolgersi allo specialista
È consigliabile richiedere una valutazione specialistica (pediatra o ortopedico pediatrico) quando si osservano uno o più dei seguenti elementi:
il piede appare rigido e non correggibile manualmente, anche con manovre dolci;
la deformità è marcata, persistente o tende a peggiorare nel tempo;
è presente una significativa asimmetria tra i due piedi;
il piede mantiene una posizione anomala anche a riposo, senza segni di adattamento;
vi è il sospetto di piede torto congenito o di altra deformità strutturata;
la deformità è associata ad altre alterazioni neuromuscolari o sindromiche, oppure a difficoltà globali di movimento.
Un inquadramento specialistico precoce consente di definire rapidamente la natura della deformità e di impostare il percorso più adeguato, evitando ritardi diagnostici e trattamenti non necessari.
Conclusione
Osservare il piedino del neonato significa prendersi cura del suo sviluppo futuro. Nella maggior parte dei casi si tratta di varianti transitorie, ma riconoscere per tempo le condizioni che richiedono attenzione permette di intervenire nel modo più semplice ed efficace possibile.
Un percorso efficace nasce sempre dalla collaborazione tra genitori, pediatra, osteopati e fisioterapisti, dove l’osservazione attenta, lo screening precoce e l’invio appropriato consentono di accompagnare lo sviluppo del bambino in modo sicuro, proporzionato e basato sulle evidenze.
Se hai dubbi sull’allineamento del piede del tuo bambino o desideri una valutazione approfondita, è possibile consultarmi presso il mio studio a Reggio Calabria.
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Tag: piede neonato, metatarso addotto, piede valgo pronato, piede varo supinato, piede torto congenito, osteopatia pediatrica, ortopedia pediatrica, prevenzione
