Torcicollo Miogeno Congenito: riconoscerlo presto, comprenderlo a fondo e intervenire in modo multidisciplinare

OSTEOPATIA PEDIATRICA

Giuseppe Polimeni Osteopata D.O.

1/5/2026

Introduzione

Il torcicollo miogeno congenito (TMC) è una delle condizioni posturali più frequenti nei primi mesi di vita e rappresenta un tema di grande rilevanza clinica per pediatri, fisioterapisti e osteopati. Questa condizione, ampiamente documentata nella letteratura scientifica internazionale, si manifesta in un periodo estremamente delicato dello sviluppo, quando il sistema neuromuscolare del neonato è in piena maturazione e risponde in modo marcato agli stimoli ambientali.

Le linee guida dell’APTA (American Physical Therapy Association, 2018) e numerosi studi pubblicati su riviste come il Journal of Pediatric Orthopaedics e Pediatrics sottolineano l’importanza di una diagnosi precoce, preferibilmente entro le prime 6 settimane di vita. Intervenire tempestivamente permette di ridurre i tempi di recupero, prevenire compensi secondari e favorire uno sviluppo armonioso.

In questo contesto, l’osteopatia rappresenta un supporto complementare utile per migliorare mobilità, comfort e simmetria, integrandosi con il percorso fisioterapico e la valutazione medica, che rimangono il riferimento primario per il trattamento.

1. Che cos’è il Torcicollo Miogeno Congenito

Il TMC è una condizione neuromuscolare caratterizzata da un’alterazione dello sternocleidomastoideo (SCM), uno dei principali muscoli deputati al controllo del capo. Quando questo muscolo si presenta accorciato, contratto o fibrotico, il neonato tende a inclinare la testa da un lato e a ruotarla verso il lato opposto. In circa il 15–20% dei casi è presente un nodulo fibrotico, come evidenziato da studi ecografici pubblicati sul Journal of Child Orthopaedics.

Le cause di TMC sono molteplici e possono includere fattori intrauterini (come oligoidramnios o compressioni posizionali), dinamiche di parto difficili o operative (ventosa, forcipe), presentazioni podaliche e tensioni fasciali craniche che influenzano il sistema tonico-posturale.

Una delle associazioni più comuni è quella con la plagiocefalia posizionale, che può interessare fino al 90% dei bambini con TMC (Pediatrics, 2020). La relazione tra le due condizioni è bidirezionale: la preferenza posturale favorisce l’appiattimento cranico e l’appiattimento rinforza la preferenza.

2. Come riconoscerlo: segnali precoci e osservazione clinica

Riconoscere precocemente il TMC è essenziale per assicurare una prognosi favorevole. I genitori spesso notano che il bambino tende a guardare preferenzialmente da un lato o mostra irritabilità quando viene posizionato dalla parte meno gradita. Anche l’allattamento può risultare asimmetrico, con una migliore gestione del seno da un lato rispetto all’altro.

Tra i segnali più frequenti troviamo:

  • inclinazione persistente del capo;

  • difficoltà o rigidità nella rotazione cervicale;

  • preferenza visiva marcata per un lato;

  • difficoltà di attacco al seno da un lato;

  • appiattimento cranico posteriore o laterale;

  • irritabilità o fastidio durante i cambi di posizione.

Il Tummy Time, raccomandato fin dai primi giorni di vita, rappresenta una strategia fondamentale per potenziare la forza cervicale, migliorare la simmetria e prevenire la plagiocefalia.

3. Le conseguenze se non trattato

Se non trattato tempestivamente, il TMC può generare una serie di compensi che coinvolgono la testa, la colonna, il torace e l’intero schema motorio del neonato. Con il passare delle settimane, l’asimmetria può diventare più evidente e influenzare sia la forma del cranio, sia la qualità del movimento.

Le principali conseguenze includono:

  • plagiocefalia moderata o severa;

  • asimmetrie facciali (orbita, zigomo, mandibola);

  • rotazioni toraciche e asimmetrie scapolari;

  • ritardi o deviazioni nelle prime tappe motorie (rotolamento, reaching, controllo del capo);

  • preferenze visuo-motorie consolidate;

  • scoliosi funzionale nel lungo periodo.

La letteratura scientifica evidenzia che iniziare il trattamento entro le prime 6 settimane di vita garantisce un tasso di risoluzione del 92–95%, mentre un intervento tardivo comporta tempi di recupero più lunghi e risultati meno prevedibili.

4. Cosa dicono le linee guida internazionali

Le linee guida APTA 2018 costituiscono il riferimento più aggiornato e completo per il trattamento del torcicollo miogeno congenito. Esse indicano la fisioterapia pediatrica come trattamento principale e raccomandano un approccio orientato alla simmetrizzazione, allo stretching mirato dello SCM e al monitoraggio delle tappe di sviluppo.

Tra i punti fondamentali sottolineati dalle linee guida troviamo:

  1. Tempestività dell’intervento: prima si interviene, migliori sono gli esiti.

  2. Frequenza degli stimoli: gli esercizi devono essere integrati nella quotidianità.

  3. Multidisciplinarietà: pediatra, fisioterapista, osteopata e famiglia devono collaborare per ottenere i migliori risultati.

Diversi studi pubblicati su Journal of Bodywork & Movement Therapies e Complementary Therapies in Clinical Practiceevidenziano come l’osteopatia possa fornire un valido supporto attraverso tecniche dolci, migliorando comfort, mobilità cervicale e qualità del movimento, sempre all’interno di un percorso riabilitativo integrato.

5. Il Ruolo dell’Osteopata: un supporto complementare e dolce

L’osteopatia pediatrica utilizza tecniche estremamente delicate, rispettose della fisiologia del neonato e orientate a ridurre le tensioni articolari, fasciali e craniali. L’obiettivo principale è permettere al bambino di muoversi in modo più libero e simmetrico, facilitando la risposta ai trattamenti fisioterapici.

L’intervento osteopatico può includere:

  • tecniche indirette sullo sternocleidomastoideo;

  • normalizzazione della base cranica in presenza di strain o compressioni;

  • rilascio fasciale del collo, del torace e delle catene miofasciali;

  • sostegno alla mobilità costale e alla respirazione;

  • armonizzazione della colonna e del cingolo scapolare.

La collaborazione tra osteopata, fisioterapista e pediatra permette di monitorare i progressi e adattare il piano terapeutico in modo sicuro e personalizzato.

6. Cosa possono fare i genitori a casa

Il ruolo dei genitori è cruciale: la qualità dell’ambiente quotidiano influisce in modo determinante sulla velocità di recupero. Gli studi mostrano che un coinvolgimento attivo e costante può ridurre del 30–40% i tempi di risoluzione.

È utile:

  • alternare i lati nelle routine (poppate, nanna, gioco);

  • proporre stimoli sonori e visivi dal lato meno usato;

  • offrire più sessioni di Tummy Time ogni giorno;

  • evitare di lasciare il neonato troppo tempo in sdraiette o seggiolini;

  • variare le posizioni durante il gioco e l’allattamento.

La costanza, più che la durata, è il fattore che produce i maggiori benefici.

7. Red Flags (invio rapido al pediatra)

Pur essendo una condizione generalmente benigna, è essenziale saper riconoscere alcuni segnali che richiedono una valutazione medica immediata. Tra i principali:

  • febbre persistente o irritabilità marcata;

  • peggioramento rapido dell’asimmetria;

  • regressione nelle tappe motorie;

  • rigidità severa del collo;

  • sospetta sublussazione atlanto-assiale;

  • plagiocefalia grave o ingravescente;

  • nistagmo o alterazioni improvvise della motricità oculare;

  • debolezza generalizzata o scarso uso di un arto.

In presenza di uno di questi segnali, è fondamentale consultare il pediatra per una valutazione tempestiva.

Prevenzione: cosa fare già nei primi giorni

Il torcicollo miogeno congenito non sempre è prevenibile, ma numerosi studi suggeriscono che alcune abitudini precoci possono ridurre la comparsa di preferenze posturali e facilitare uno sviluppo motorio armonioso. Nei primi giorni di vita il neonato è particolarmente recettivo agli stimoli: ogni piccola variazione di posizione contribuisce a costruire schemi motori più simmetrici.

Per favorire un corretto sviluppo è utile:

  • alternare la posizione del neonato nella culla, evitando che guardi sempre verso la stessa fonte luminosa;

  • stimolare entrambi i lati del campo visivo con giochi, voce e contatto visivo;

  • introdurre brevi sessioni di Tummy Time già dalla prima settimana, aumentando progressivamente la durata in base alla tolleranza del bambino;

  • variare frequentemente la posizione durante l’allattamento o il biberon per incoraggiare movimenti simmetrici del collo.

Questi accorgimenti, semplici da integrare nella routine quotidiana, aiutano a prevenire l’insorgenza di asimmetrie posturali e sostengono il corretto sviluppo del tono e del controllo del capo.

Conclusione

Il torcicollo miogeno congenito è una condizione molto comune ma altamente trattabile grazie a un’identificazione precoce e a un intervento multidisciplinare ben strutturato. La fisioterapia pediatrica rappresenta il cardine del trattamento e permette, nella maggior parte dei casi, una risoluzione completa in tempi brevi. L’osteopatia, attraverso tecniche dolci, rispettose e non invasive, offre un supporto complementare utile per migliorare comfort, mobilità e simmetria, favorendo una risposta motoria più armoniosa.

Un approccio condiviso tra pediatra, fisioterapista, osteopata e famiglia garantisce sicurezza, continuità e personalizzazione del percorso terapeutico. Intervenire precocemente significa prevenire compensi futuri, ridurre l’impatto sulle tappe motorie e favorire il benessere globale del bambino.

Se desideri una valutazione specialistica o un percorso personalizzato, puoi sempre consultarmi a Reggio Calabria: costruiremo insieme un approccio dolce, rispettoso e basato sulle più aggiornate evidenze scientifiche.

Tag: torcicollo congenito, osteopatia pediatrica, plagiocefalia, asimmetria posturale, neonato, fisioterapia, Reggio Calabria